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Sezione 3: Il giardino di Rachhpal, “che prima era un vecchio Forno”
in via Matteotti, oltre il filo spinato che lo divide dalla strada

Sala del Fico, Rocca di Novellara. (orari di apertura: Domenica 10.00-12.30 - 15.00- 18.30)


31 ottobre 2020
La signora indossa una tunica azzurra, ricamata a fiori; la sorprendiamo mentre è intenta ad avvolgere un gomitolo di lana bianca, godendosi l’ultimo, breve sole in una mattina d’autunno.
E’di schiena, seduta su una sedia da sala da pranzo come se ne vedevano negli anni Ottanta, in stile finto-barocco; bella, nel suo portamento austero, Rachhpal si
avvicina, racchiusa nel suo pile rosso e gli orecchini d’oro intarsiato.
Posa per le foto poi ci invita ad entrare ma entrambe siamo perplesse; la curva del contagio, in quei giorni, ricominciava a salire; allora restiamo all’aria aperta e
conversiamo di fiori.
Noi non amiamo i giardini stereotipati e crediamo che, quello di Rachhpal sia tra i più graziosi che si abbia mai visto in quanto perla raffinata, scrigno di verdi tesori in via Giacomo Matteotti; nessuna ostentazione, nessuna provocazione in questo piccolo cenacolo delle stagioni.
Sulle calze ricamate, la signora porta un paio di sandali rosa ad una sola fibbia e il suo sguardo intelligente si posa, calmo, sui singoli capolini della siepe fiorita a
nasturzi, zinnie, dalie, settembrini e crisantemi, variamente sfumati e ben accostati.
Mentre ci racconta di aver insegnato inglese per anni e di aver ottenuto la pensione, l’ospite accarezza i fiori con la grazia di chi potesse, tra essi, accendere un pulviscolo di stelle.
Ma la vera bellezza la troviamo, girando intorno a casa, sul suo fianco sinistro da via I maggio.
Qui incontri davvero la cultura e l’anima di chi vi abita.
I vecchi oggetti trovati all’atto dell’acquisto non sono stati buttati via ma modificati dall’accurato gusto e dalla sensibilità dei nuovi proprietari.
Ogni cosa, anche la più umile, è stata accolta e valorizzata in un contesto diverso e Marcel Duchamp non avrebbe potuto fare di meglio, firmando un orinatoio e dando valore a ciò che, comunemente, non ne ha alcuno.
Un vecchio baldacchino arrugginito che, forse un tempo, si ammantava di gelsomino, sostiene ora un’enorme frutto di Luffa (Luffa cilindrica) che pende nel vuoto, conferendo un atmosfera mistica e solenne, da tempio in rovina, alla sua complicata e confusa armatura in ferro, fedele quasi - si potrebbe dire - alla statica di Alexander Calder. Da essa, se ne ricaverà “solo” una spugna da bagno o da stoviglie.
E’ un giardino privo di retorica, quello di Rachhpal.
I fili per stendere il bucato si intrecciano alle spine di una rosa rampicante, che mostra il suo fiore nell’attimo in cui sta per sfiorire e il cancello del baldacchino si
apre sul magico ed indecifrabile intrico di arbusti, rami, giunchi e foglie.
Nei vasi in terracotta o in plastica, trova dimora chi vince ma anche chi perde: il girasole, il basilico ormai consunto, le piante di peperoncino con i frutti, acerbi e
maturi.
Sono molti, in questi giardini del recupero, i legni dalle ormai stinte cortecce che, si aggrovigliano fiduciosi ai trespoli e ai giovani alberi di melo e che, certo, non
vengono eliminati anche se improduttivi perché portatori di un’antica saggezza alla quale solo pochi eletti possono ancora prestare ascolto, registratori di vite passate, di emozioni dimenticate, di voci lontane.
E le “vagabonde”? Anche loro fanno parte di questo microcosmo ed è così che, graminacee e composite non vengono sradicate come “brutte” ed infestanti ma
accolte come elemento necessario nella “corale vegetale”, preghiera creaturale a Dio.
Nell’Eden non artefatto di Rachhpal, ogni cosa trova il suo equilibrio, sorretta da nastri di cotone per stare in piedi, per non afflosciarsi e le succulente diventano
pensili, appese agli alberi e raccolte a mezz’aria, in bottiglie per il latte recise e capovolte; è infatti svitando e togliendo il tappo, che l’acqua dell’innaffiatura può
scolare e la terra non scivola perché il collo del contenitore è stretto; in questa stupenda foresta di sorprese, non mancano i gusci delle noci di cocco a sostenere i
vasetti “volanti”, le retine dei limoni o ricamate con la lana colorata e se tutti questi sostegni non bastano, allora, Rachhpal utilizza anche vecchi cavi elettrici.
Non abbiamo altro da vedere qui.
Il nostro sguardo è, per il momento, sazio.
 

con il sostengno di

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