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Sezione 6: I fiori di Dio. Fides naturae.

Le comunità cristiane.

Chiesa del Popolo (orari di apertura: Domenica 15.00- 18.30)

Lungo i quattro punti cardinali della piazza sono dislocate la Chiesa dei Servi, il Collegio dei Gesuiti (roccaforte dell’Antico Regime nonché antica e pregiata cioccolateria novellarese), la Chiesa della Beata Vergine del Popolo e la Fossetta, dedicata a Maria, scatola magica di devozione, meta di pellegrinaggio, culla di luci rarefatte, di antichi ex-voto in legno, di fiori freschi e rose appassite, lacrimatoio interiore di peccatori e disperati.

Non vi è luogo di più intenso raccoglimento e il contatto con il Mistero, quello più semplice, diventa qui intimo ed immediato.

Ci colpisce l’anta di un cancello d’altare ricamato di luce al tramonto, di boccioli, nastri e rosari; potrebbe essere la grata che divide chi sta dentro da chi sta fuori oppure il nitido confine tra il Bene e il Male, ultimo bagliore dell’anima sola, chiave al rifugio monacale, all’orto di pace interiore.

Alla Beata Vergine del Popolo, si riuniscono invece i membri della comunità ortodossa. Non vi è testo più adatto del Diario Russo di John Steinbeck (1948), per rendere lo spirito di devozione che anima questo popolo, ora non più così genericamente definito “russo”.

“C’è una chiesa del V secolo semidiroccata ma imponente che, dall’alto di un picco, domina la città. Per raggiungerla bisogna salire un sentiero buono per le capre. (...) All’interno del portico, c’erano molte piccole candele appiccicate alle pietre del muro. La gente le accendeva dalla parte sbagliata per farle aderire al muro della chiesa e poi ne accendeva anche l’altra estremità. Un vento caldo e asciutto fischiava nella valle in cui sorge la vecchia città e sferzava il muro di quella chiesa. (...) Arrivò la custode della chiesa, una donna scura, con un marcato viso aquilino. Indossava un abito nero e aveva in testa un fazzoletto anch’esso nero che le fasciava il collo e lasciava scoperto soltanto il viso. I suoi occhi erano scuri e profondi. Pareva una specie di monaca laica e aveva in mano una grande chiave per il lucchetto. (...) La donna scura ci narrò sulla fondazione della chiesa una storia curiosa, una di quelle incredibili storie che si sentono tanto spesso raccontare in Oriente.

C’erano due fratelli e una sorella. Avevano saputo dal cielo o dal vento che, Gesù Cristo era nato ed era giunto all’età adulta. Sogni e presagi raccontavano loro di lui. Alla fine i due fratelli decisero di partire alla volta di Gerusalemme e lasciarono a casa la sorella. Arrivarono il giorno della crocifissione e così videro Gesù quando era già morto.

I due fratelli che venivano da questo passo, tra le montagne della Georgia, furono sconvolti, si fecero dare un lembo del sudario di Gesù e lo portarono alla sorella, la quale colpita dalla notizia della crocifissione afferrò la stoffa, cadde malata e morì di dolore.

Ma anche da morta la sua mano continuava a stringerle la stoffa sul cuore.

I fratelli cercarono di liberare il frammento di stoffa dalla sua presa ma la mano la stringeva così saldamente che non ci riuscirono. E così fu seppellita con il pezzo di stoffa in mano proprio nel luogo in cui ora sorge l’antica chiesa georgiana. Sulla tomba spuntò un albero che divenne gigantesco e impossibile da abbattere. (...) Le storie cristiane narrate qui hanno davvero un sapore orientale.”

Mentre riflettiamo a mente, lungo un sentiero di campagna, i nostri pensieri si incrociano sull’ambrata protuberanza di una resina d’albero.

Cristo è albero e ambra, miele fresco come miele fresco è la sua Parola nella simbologia della natura. E come le api sciamano all’arnia così i cristiani vivono la loro Chiesa.

È con le parole di Steinbeck che, facciamo concludere il nostro “lungo, lunghissimo “ viaggio in terra padana, intreccio di emozioni ed evocazioni, punti di vista e loro mutamenti.

Siamo soddisfatte perché da questo viaggio abbiamo potuto scorgere nuovi dettagli, osservare con attenzione ciò che prima ci ero sfuggito, comprendere che dietro ad un fiore si nasconde un segreto, che dietro ad un prato incolto come ad un barattolo di latta, batte sempre il cuore di una comunità, del suo sguardo all’insù, rivolto al volo di uccelli, al suo cielo stellato oppure no.

Abbiamo infine compreso quanto la Bellezza non sia solo questione di orizzontali, verticali e simmetria ma al contrario, viva nell’equilibrio tra contrasto e armonia, tra opposizioni e ricongiunzioni e negli Uomini, nelle Donne che hanno scelto di abitare il loro spazio, la loro “fetta di Terra” alla ricerca di una speranza, di un senso comune, di una meta ulteriore o forse, più semplicemente, di un cosmo botanico.

con il sostengno di

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