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Il Museo Gonzaga è Museo di Qualità.

 

Si è svolta il 24 febbraio 2010, nell'Auditorium della Regione Emilia-Romagna, la Cerimonia per il Riconoscimento dei Musei di Qualità.  Sono stati premiati i 109 Musei della Regione ( i musei regionali sono più di 400) che hanno ottenuto il primo riconoscimento di Musei di Qualità e che sono entrati a far parte di una comunità virtuosa accomunata da: il buon livello della gestione, dell'organizzazione interna e delle attività messe in campo per la valorizzazione delle proprie raccolte. Il processo di riconoscimento è stato avviato nel 2009 dall'IBC (Istituto Beni Culturali) della Regione Emilia-Romagna.

Tra i 109 musei che hanno acquisito lo status di "museo riconosciuto" anche il nostro Museo Gonzaga di Novellara che si è mostrato in possesso di un articolato insieme di requisiti di eccellenza. Ai premiati è stata consegnata, una pubblicazione con le schede dei Musei riconosciuti e  un kit di qualità.

I  Musei riconosciuti saranno contraddistinti da un marchio ideato dall'IBC.

 

putti

Quando visitare il museo
Il museo e' aperto  tutte le domeniche (ad esclusione del mese di Agosto) dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle 15.00 alle 18.30.
L’entrata è gratuita.

E' possibile visitarlo anche dal martedì al sabato su richiesta dalle ore 9.00 alle 13.00 (tel. 0522655426 - 419 - 440). Accesso entro mezz'ora.

 E' possibile prenotare visite guidate al Museo e alla Rocca, per gruppi (min 10 persone) telefonando alla mattina nei giorni feriali allo 0522.655426 oppure allo 0522.655453.
Per la visita guidata il costo è di €  4.00 a persona. Le visite per le scolaresche sono gratuite.

per info: Ufficio Cultura Tel. 0522-655426
E-mail: e.ghidini@comune.novellara.re.it

Cosa si può vedere
Da segnalare in base al  percorso delle sale:

- Gli affreschi romanico bizantini (1280 ca.) provenienti dalla antica Chiesa di San Giovanni della Fossa di proprietà della Curia  Vescovile di Reggio Emilia e Guastalla;

- Le monete romane della donazione Sessi

- Il  ciclo di affreschi di Lelio Orsi provenienti dal Casino di Sopra e in deposito dalla Galleria Estense;

- L'"Annunciazione" dipinto su tavola di Lelio Orsi, metà del Cinquecento;

- Il prezioso arazzo di Alfonso I Gonzaga (datato 1554), acquistato dal Comune di Novellara nel 2003;

- La serie dei ritratti della famiglia Gonzaga di Novellara, quadri di pittori emiliani provenienti dal  Convento dei Cappuccini di Novellara, ritratti ottocenteschi.

 - La preziosa collezione di vasi di ceramica della antica Spezieria dei Gesuiti.

- Le sale dedicate a Vivaldo Poli.


 

I MATERIALI E LE RACCOLTE

Il Museo Gonzaga occupa diverse sale  del cinquecentesco appartamento comitale situato al piano nobile della Rocca gonzaghesca, progettato, realizzato e decorato sotto la direzione di Lelio Orsi. Alcune delle sale che ospitano le raccolte hanno soffitti a cassettoni,  sono decorate con fregi attribuiti ad allievi dell’Orsi, e presentano imponenti camini cinquecenteschi in marmo veronese.

stanza con camino

corridoio

loggia

interni del museo dei Gonzaga
foto: Pietro Parmiggiani

Loggiato della Rocca
foto: Pietro Parmiggiani



Le ceramiche della farmacia dei Gesuiti


 

museo

vaso

 

vasi della farmacia
 foto: Pietro Parmiggiani

La raccolta dei vasi da farmacia del Museo è fra le più ricche e preziose esistenti. Si tratta per la maggior parte di pezzi provenienti dall'antica spezieria del Convento dei Gesuiti di Novellara, attiva già pochi anni dopo la fondazione del convento sul declinare del Cinquecento. Una parte cospicua degli albarelli, delle brocche e dei boccioni, ornati con il vivacissimo gusto coloristico veneziano, è della fine del Cinquecento. In quantità notevole sono presenti anche albarelli, brocche e boccioni di ceramica "ingobbiata", prodotte in un centro minore, probabilmente a Sassuolo, nella prima metà del Settecento. Ogni vaso è contrassegnato dallo stemma dei Gesuiti e nel cartiglio sottostante è indicata la sostanze contenuta, in italiano o in latino. La serie dei grandi vasi, la più preziosa, con raffigurazioni di carattere sacro o mitologico è riferibile invece all'ambiente artistico lodigiano della metà del Settecento. Dalle iscrizioni ci si può fare un'idea dei medicamenti più comuni in uso per oltre trecento anni. Della raccolta fanno parte anche le bottiglie veneziane settecentesche di vetro soffiato, incise e dipinte con smalti policromi.

 

 

Gli affreschi romanico-bizantini


I grandi frammenti di affreschi romanico-bizantini, di proprietà della Curia Vescovile di Reggio Emilia e Guastalla, in deposito temporaneo presso il Museo, provengono dalla Chiesa di San Giovanni della Fossa. Sono datati 1280 e rappresentano gli Apostoli sottostanti a Cristo, del quale non rimane che l'immagine del piede. Nel particolare meglio conservato si individuano chiaramente i tre Apostoli che conversano tra loro. Pur se frammentaria, l'opera rappresenta un importante riferimento per lo studio della pittura romanica emiliana.

 

 

I ritratti dei Gonzaga di Novellara

La serie dei ritratti riguarda alcuni personaggi della famiglia Gonzaga di Novellara, dal Cinquecento alla fine della dinastia: Camillo I, Alfonso I, Vittoria di Capua, Alfonso Carlo Gonzaga, Camillo III, Matilde d'Este, Filippo Alfonso, Ricciarda Gonzaga Cybo.


 

Gli affreschi del Casino di Sopra

Gli affreschi di Lelio Orsi furono strappati dalla loro sede originaria nel 1845 dal restauratore centese Giovanni Rizzoli. Dopo molte vicissitudini giunsero a Zurigo nel 1937 dove nel 1973 li acquisto` lo Stato italiano che li diede in consegna alla Soprintendenza di Modena e Reggio. Da allora sono affidati al Museo di Novellara.

Gli affreschi che decoravano la sala centrale del Casino di Sopra - residenza estiva dei Gonzaga fatta costruire nel 1542 da Costanza da Correggio - furono commissionati a Lelio Orsi dalla contessa Barbara Borromeo e dal conte Camillo I. Erano distribuiti su tre ordini e formavano in quello superiore un fregio continuo tramite figure allegoriche distese, fiancheggiate da cariatidi e telamoni. Le allegorie della guerra e della pace, con le attività a questa connesse dell'Agricoltura e delle Arti, sovrastavano il progetto decorativo della sala che comprendeva le raffigurazioni delle divinità e, in basso, distibuiti su due pareti opposte, quattro busti monocromi. Si tratta del più vasto e articolato progetto decorativo di Lelio Orsi, che qui espresse compiutamente attorno al 1560 la più avanzata cultura figurativa emiliana, aggiornata sui moderni esempi delle decorazioni romane (ex affreschi di Castel S.Angelo e a Loreto) e di quelle di alcuni ambienti bolognesi come Palazzo Poggi.

 

La quadreria

Dell'antico e ricchissimo patrimonio di opere d'arte dei Gonzaga di Novellara rimangono oggi nel Museo solo pochi quadri. Sono per lo piu` dipinti di scuola emiliana dei secc. XVI, XVII e XVIII, di buona fattura. Alcuni di questi provengono dalla gonzaghesca ex Chiesa dei Cappuccini. Particolarmente interessante è il ritratto del Beato Bernardino da Feltre, più volte ospite dei Gonzaga a Novellara nella seconda metà del Quattrocento, una tempera su tavola databile fra gli ultimi anni del Quattrocento e i primi del Cinquecento.

 

L' Arazzo di Giasone e Medea

L'arazzo che rappresenta Giasone e Medea sul vascello degli Argonauti è un esemplare superstite dei numerosi arazzi di proprietà dei Gonzaga di Novellara. Il manufatto, opera di Giovanni Rost, famoso arazziere fiammingo che lavorò per Cosimo I de' Medici a Firenze, è stato acquistato, nel 2003, dal Comune di Novellara ad un'asta a Milano. In alto è tessuto lo stemma dei Gonzaga e l'iscrizione "Alphonsus Gonzaga Novellarie Comes 1554".

 

 L' Annunciazione

La tavoletta è stata dipinta da Lelio Orsi probabilmente per Alfonso Gonzaga ed possibile che in seguito sia stata donata al cardinale  Alessandro d'Este o a suo fratello Cesare, primo duca di Modena e Reggio. Di sicuro fu spedita da Modena a Roma nel 1618 dove la ritroviamo nel 1679 in possesso del padre filippino Sebastiano Resta. In quella data un gruppo di artisti, fra i più prestigiosi , firmava una dichiarazione collettiva (incollata nel verso del quadro) nella quale l'Annunciazione veniva attribuita ad Antonio Allegri detto il Correggio. Dopo vari passaggi di proprietà la vide a Roma, ricomparsa sul mercato antiquario, il grande critico d'arte Federico Zeri che la rese nota come opera dell'Orsi. Il Comune di Novellara l'ha acquistata nel 2002 . L'opera, dopo diversi secoli è tornata nel luogo dal quale era partita.

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