I MATERIALI E LE RACCOLTE
Il Museo Gonzaga occupa diverse sale del cinquecentesco appartamento comitale situato al piano nobile della Rocca gonzaghesca, progettato, realizzato e decorato sotto la direzione di Lelio Orsi. Alcune delle sale che ospitano le raccolte hanno soffitti a cassettoni, sono decorate con fregi attribuiti ad allievi dell’Orsi, e presentano imponenti camini cinquecenteschi in marmo veronese. |

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interni del museo dei Gonzaga foto: Pietro Parmiggiani |
Loggiato della Rocca foto: Pietro Parmiggiani |
Le ceramiche della farmacia dei Gesuiti

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vasi della farmacia foto: Pietro Parmiggiani |
La raccolta dei vasi da farmacia del Museo è fra le più ricche e preziose esistenti. Si tratta per la maggior parte di pezzi provenienti dall'antica spezieria del Convento dei Gesuiti di Novellara, attiva già pochi anni dopo la fondazione del convento sul declinare del Cinquecento. Una parte cospicua degli albarelli, delle brocche e dei boccioni, ornati con il vivacissimo gusto coloristico veneziano, è della fine del Cinquecento. In quantità notevole sono presenti anche albarelli, brocche e boccioni di ceramica "ingobbiata", prodotte in un centro minore, probabilmente a Sassuolo, nella prima metà del Settecento. Ogni vaso è contrassegnato dallo stemma dei Gesuiti e nel cartiglio sottostante è indicata la sostanze contenuta, in italiano o in latino. La serie dei grandi vasi, la più preziosa, con raffigurazioni di carattere sacro o mitologico è riferibile invece all'ambiente artistico lodigiano della metà del Settecento. Dalle iscrizioni ci si può fare un'idea dei medicamenti più comuni in uso per oltre trecento anni. Della raccolta fanno parte anche le bottiglie veneziane settecentesche di vetro soffiato, incise e dipinte con smalti policromi.
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Gli affreschi romanico-bizantini
I grandi frammenti di affreschi romanico-bizantini, di proprietà della Curia Vescovile di Reggio Emilia e Guastalla, in deposito temporaneo presso il Museo, provengono dalla Chiesa di San Giovanni della Fossa. Sono datati 1280 e rappresentano gli Apostoli sottostanti a Cristo, del quale non rimane che l'immagine del piede. Nel particolare meglio conservato si individuano chiaramente i tre Apostoli che conversano tra loro. Pur se frammentaria, l'opera rappresenta un importante riferimento per lo studio della pittura romanica emiliana.
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I ritratti dei Gonzaga di Novellara
La serie dei ritratti riguarda alcuni personaggi della famiglia Gonzaga di Novellara, dal Cinquecento alla fine della dinastia: Camillo I, Alfonso I, Vittoria di Capua, Alfonso Carlo Gonzaga, Camillo III, Matilde d'Este, Filippo Alfonso, Ricciarda Gonzaga Cybo.
Gli affreschi del Casino di Sopra
Gli affreschi di Lelio Orsi furono strappati dalla loro sede originaria nel 1845 dal restauratore centese Giovanni Rizzoli. Dopo molte vicissitudini giunsero a Zurigo nel 1937 dove nel 1973 li acquisto` lo Stato italiano che li diede in consegna alla Soprintendenza di Modena e Reggio. Da allora sono affidati al Museo di Novellara.
Gli affreschi che decoravano la sala centrale del Casino di Sopra - residenza estiva dei Gonzaga fatta costruire nel 1542 da Costanza da Correggio - furono commissionati a Lelio Orsi dalla contessa Barbara Borromeo e dal conte Camillo I. Erano distribuiti su tre ordini e formavano in quello superiore un fregio continuo tramite figure allegoriche distese, fiancheggiate da cariatidi e telamoni. Le allegorie della guerra e della pace, con le attività a questa connesse dell'Agricoltura e delle Arti, sovrastavano il progetto decorativo della sala che comprendeva le raffigurazioni delle divinità e, in basso, distibuiti su due pareti opposte, quattro busti monocromi. Si tratta del più vasto e articolato progetto decorativo di Lelio Orsi, che qui espresse compiutamente attorno al 1560 la più avanzata cultura figurativa emiliana, aggiornata sui moderni esempi delle decorazioni romane (ex affreschi di Castel S.Angelo e a Loreto) e di quelle di alcuni ambienti bolognesi come Palazzo Poggi.
La quadreria
Dell'antico e ricchissimo patrimonio di opere d'arte dei Gonzaga di Novellara rimangono oggi nel Museo solo pochi quadri. Sono per lo piu` dipinti di scuola emiliana dei secc. XVI, XVII e XVIII, di buona fattura. Alcuni di questi provengono dalla gonzaghesca ex Chiesa dei Cappuccini. Particolarmente interessante è il ritratto del Beato Bernardino da Feltre, più volte ospite dei Gonzaga a Novellara nella seconda metà del Quattrocento, una tempera su tavola databile fra gli ultimi anni del Quattrocento e i primi del Cinquecento.
L' Arazzo di Giasone e Medea
L'arazzo che rappresenta Giasone e Medea sul vascello degli Argonauti è un esemplare superstite dei numerosi arazzi di proprietà dei Gonzaga di Novellara. Il manufatto, opera di Giovanni Rost, famoso arazziere fiammingo che lavorò per Cosimo I de' Medici a Firenze, è stato acquistato, nel 2003, dal Comune di Novellara ad un'asta a Milano. In alto è tessuto lo stemma dei Gonzaga e l'iscrizione "Alphonsus Gonzaga Novellarie Comes 1554".
L' Annunciazione
La tavoletta è stata dipinta da Lelio Orsi probabilmente per Alfonso Gonzaga ed possibile che in seguito sia stata donata al cardinale Alessandro d'Este o a suo fratello Cesare, primo duca di Modena e Reggio. Di sicuro fu spedita da Modena a Roma nel 1618 dove la ritroviamo nel 1679 in possesso del padre filippino Sebastiano Resta. In quella data un gruppo di artisti, fra i più prestigiosi , firmava una dichiarazione collettiva (incollata nel verso del quadro) nella quale l'Annunciazione veniva attribuita ad Antonio Allegri detto il Correggio. Dopo vari passaggi di proprietà la vide a Roma, ricomparsa sul mercato antiquario, il grande critico d'arte Federico Zeri che la rese nota come opera dell'Orsi. Il Comune di Novellara l'ha acquistata nel 2002 . L'opera, dopo diversi secoli è tornata nel luogo dal quale era partita.
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