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2 giugno 2019 - 73^ Festa della Repubblica

 
2 giugno 2019 - 73^ Festa della Repubblica

Sabato 1 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, a Novellara sarà ridenominata la via viazza san Bernardino, nell’omonima frazione, intitolandola al Martire della Libertà Posacchio Malaguti. Il ritrovo per l’inaugurazione ufficiale è fissato per le ore 11.30 davanti alla Chiesa di S. Bernardino.

L’Amministrazione intende onorare il giovane partigiano Posacchio Malaguti, vivo nel doloroso ricordo del figlio Franco che insieme alla sorella Rosa hanno vissuto, bambini, l’esperienza tragica della morte del padre durante la Resistenza, negli ultimi giorni della lotta per la libertà che si svolge nelle campagne del territorio tra Castelnuovo Sotto e San Bernardino di Novellara.

Il 24 Aprile del 1945, il giorno prima della Liberazione, un gruppetto di partigiani organizzati da Posacchio tenta di liberare e salvare alcuni giovani prigionieri in mano ai fascisti, nella zona di Castelnovo Sotto, con i soldati tedeschi in fuga e pronti a tutto. L’azione finisce tragicamente con il loro massacro: Posacchio è colpito e finito a raffiche di mitra, così testimonia l’unico sopravvissuto di quella disperata azione partigiana.

Nella stessa mattinata del 1 giugno gli studenti delle classi seconde della scuola media Lelio Orsi presenteranno, dalle ore 9.30 presso il circolo Ricreativo, il loro lavoro sulla Costituzione, svolto in collaborazione con le scuole materne; a seguire, gli studenti incontreranno Lorenzo Capitani, docente di storia e filosofia nei Licei di Reggio Emilia, che rifletterà con loro sui temi della Resistenza e della Costituzione.

 

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Quel crepitare di mitraglie.

Ricordiamo Posacchio e Alvaro

caduti nell’ultima battaglia

 

Era un bel giorno di primavera, troppo bello per morire: anche adesso è un bel posto, un bosco di molti alberi diversi e in questa stagione tante fioriture. Ai bordi di un laghetto, grande ed inconsueto nella pianura.

Siamo a Castelnovo sotto, località San Savino.

Le famiglie e le coppie e le compagnie di ragazzi fanno il giro delle rive. Guardatevi intorno in questa campagna piatta dove sembra che non debba mai capitare nulla da raccontare. Vi raccontiamo una storia che potete rivivere. A San Bernardino, a pochi chilometri, un gruppo di ragazzi aveva deciso di non stare con le mani in mano mentre i fascisti facevano i prepotenti e i tedeschi gli schiavisti.

Una radio clandestina rimediata chissà come avverte che a Castelnovo la sede del fascio è pieno di partigiani prigionieri, e i tedeschi che se la vedono brutta pensano di usarli come ostaggi per coprirsi la ritirata. Ma tutti i partigiani sono preoccupati: i fascisti qui a Bagnolo hanno già ammazzato due mesi prima dieci civili senza colpe. Si teme un’altra strage e bisogna far qualcosa.

Da San Bernardino partono in quattro. Anche Malaguti che aveva Onilde, la giovane moglie, e due figli piccoli. A Santa Vittoria la gente si sbraccia per un avvertimento urlando che in zona ci sono ancora tedeschi armati. Sembrano saluti, ma poco più avanti, a San Savino, oltrepassata la fornace e senza più la protezione del muro, arriva paurosa la prima raffica.

Spara dall’alto dell’argine del Canalazzo: le raffiche micidiali, nate per colpire gli aerei, arrivano a spazzare la strada in basso fermando il loro mezzo.

Di corsa i quattro partigiani si rifugiano nella casa lì all’angolo, ma la famiglia li scongiura di andarsene che i tedeschi avrebbero ammazzati tutti.

Ascoltano: il popolo va sempre salvato.

Tentano la sortita lungo il fosso dietro la casa che offre un qualche riparo. Niente da fare, c’è un tombino sulla via di fuga e il salto è fermato nello slancio dal tiro micidale della mitragliatrice.

I tedeschi armati si avvicivano ai quattro, raffiche ravvicinate uccidono Simonazzi e Malaguti.

 

Franco Malaguti


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